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Donne in difficoltà: così nasce "Il dono"

Libertà Quotidiano di Piacenza, 29 maggio 2008, Eleonora Bagarotti

A Borgotrebbia una sezione della Onlus nazionale

A Piacenza è stata aperta una sezione regionale dell'associazione nazionale "Il dono Onlus" (www.il-dono.org). Ideatrice e responsabile è Serena Taccari, che gestisce il centro di ascolto di Roma.

Nella nostra città il fulcro è a Borgotrebbia, dove il parroco don Pietro Cesena ormai da anni persegue l'obiettivo di creare un luogo d'accoglienza e di sostegno alle mamme in difficoltà. E di recente è stato terminato il fabbricato annesso alla chiesa dedicata alla beata Vergine del Suffragio, che ospita tre appartamenti del centro di accoglienza temporanea per donne sole in attesa di un figlio e mamme single che versano in gravi difficoltà economiche e sociali. Il luogo si chiama "Le querce di Mamre", nome ispirato al misterioso incontro di Abramo descritto nella Bibbia.
A quest'attività di sostegno alla maternità va ora ad aggiungersi anche un gruppo di volontari, con specialisti in campo legale e medico, che si prefigge di accogliere, senza giudizi né preclusioni di sorta, donne che, oltre ad aiuti concreti, necessitano di essere accolte e accompagnate, per vincere la solitudine che spesso prevale nei momenti di difficoltà.
Alla responsabile nazionale del Dono, Serena Taccari, abbiamo rivolto alcune domande.
Come nasce l'associazione "Il dono Onlus"?
«Nasce dall'esperienza mia e di mio marito. A 18 anni mi sono trovata ad affrontare una gravidanza non prevista, in una condizione sociale che mi spingeva a non avere il bambino: ero una brillante studentessa universitaria, non lavoravo, mio marito studiava a sua volta e, all'inizio, non era dell'idea di avere il bambino. Però un giorno, qualcuno mi disse: "Metterai al mondo un infelice" e lì, il mio orgoglio ebbe il sopravvento. Così è nato il mio primogenito. Da quell'esperienza, colma di "non sarai" e "non avrai", ho pensato a tutte quelle donne che potevano ritrovarsi sole ad affrontare un momento simile. In Italia, non siamo riusciti a trovare nulla che ruotasse attorno alla donna, al suo benessere, per accoglierla e sostenerla davvero, non lasciandola mai sola. "Il dono" è nato a questo scopo».
Cosa risponde a quelli che pensano che "accoglienza alla vita" sia un discorso di stampo prettamente cattolico?
«Io, in tutto questo, non ho messo in mezzo la fede. Semplicemente, ho capito che avevo diritto ad essere felice. Ed è un diritto di tutti. Gli infelici mettono al mondo infelici: è un discorso logico, non di carattere religioso. Quando prevalse in me l'orgoglio di avere il bambino, la fede non c'entrava nulla. Su altri livelli, certamente si possono fare discorsi sulla difesa della vita del concepito, ma "Il dono" nasce su altre basi».
"Il dono" si prefigge anche di accogliere le donne che, in passato, hanno abortito e potrebbero aver bisogno, a distanza di tempo, di elaborare quel lutto.
«E' vero. Molte donne soffrono, anche a distanza di anni, per le conseguenze psicologiche di un aborto. E' qualcosa che svilisce la dignità della donna. E' una presunta libertà, offerta a tutte le donne che non sanno dove mettere le mani, ma non è detto che sia la soluzione migliore per loro. Noi incontriamo anche donne alle prese con una gravidanza indesiderata, alcune delle quali hanno bisogno di capire quali risorse hanno, cosa desiderano veramente. Non riusciamo certo a impedire che tutte abortiscano, ma se c'è qualcuna che sta soffrendo, noi l'accogliamo e la aiutiamo».
Nel mondo di oggi si ravvisano situazioni di grande difficoltà, specialmente nei confronti dei più deboli, quindi donne e bambini.
«A mio avviso, la cosa più urgente da fare è una campagna di sensibilizzazione sociale. E' un concetto difficile ma occorre far capire che la responsabilità non è solo della donna ma della società intera. Secondo il Ministero della Sanità, in Italia ogni anno si registrano 135.000 interruzioni di gravidanza. Quante di queste donne avevano bisogno di aiuto e non l'hanno ricevuto? Questa è un'omissione di soccorso da parte della società, di noi tutti. Ed è un reato. Di solito, quando lo dico ai vari convegni a cui partecipo, la gente salta sulla sedia!».
"Il dono Onlus" nazionale ha compiuto 2 anni di vita: un bilancio.
«Da quando esiste l'associazione, a noi si sono rivolte 2.000 persone. E, a proposito delle conseguenze del post aborto, tanta era l'urgenza in Italia che in soli due mesi ci hanno chiesto aiuto 480 persone. Un numero che ha urlato il vuoto che c'era. E in 2 anni sono nati 100 bambini».
A Borgotrebbia c'è un luogo di accoglienza per le mamme single.
«Quel che abbiamo visto e vissuto venendo a Piacenza è stato molto bello. Don Pietro Cesena è un "gigante". E' stato bello trovare la disponibilità ad aprire una sezione della nostra associazione a Piacenza. Noi mettiamo a frutto la nostra esperienza, è bello creare una rete associativa. L'accoglienza a "Le querce di Mamre" è reale, c'è una casa per accogliere le ragazze madri e anche a Roma stiamo lavorando per questo. Nel frattempo, alle mamme single in difficoltà, oltre ad aver creato una rete di aiuto reciproco sotto l'aspetto economico, offriamo tanto affetto. Perché ciò che ci uccide - tutti - in questa società, è la solitudine».

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