• DSCN1362 mod
  • DSCN1367 mod
  • DSCN1372 mod
  • DSCN1385 mod
  • DSCN1396 mod
  • DSCN1398 mod

Ramona

Io che scrivo, tu che leggi, stiamo esercitando il diritto di vivere, frutto della libertà... e noi chi siamo per decidere chi ne ha il diritto e chi no?!
Per rispondere a questa a domanda, non voglio fare monologhi ma semplicemente raccontarvi la mia esperienza, penso sia la cosa migliore per poter far riflettere tutte quelle persone che pensano di avere il diritto di decidere per gli altri.
Avevo 20 anni quando conobbi questo ragazzo: fu amore a prima vista per entrambi e iniziammo ad uscire.
Dentro di me cresceva sempre di più la voglia di crearmi una famiglia tutta mia… Forse questo pensiero nasceva dal fatto che non avevo avuto una famiglia particolarmente “normale”. Un giorno parlandone, venne fuori che anche lui aveva lo stesso desiderio, così decidemmo di sposarci e di avere un figlio. Rimasi incinta quasi subito, per noi fu un fulmine a ciel sereno perché sconvolgeva tutti i nostri piani, visto che prima volevamo sposarci e dopo aver un figlio. Ma la cosa non ci spaventò. Voi vi chiederete come mai ci stai raccontando tutto questo se il figlio lo volevate? Semplicemente perchè i problemi iniziarono al terzo mese, quando lui decise di lasciarmi così di punto in bianco senza una motivazione o comunque qualche motivo serio. Quando lui decise di abbandonarmi eravamo in Sicilia a casa dei suoi genitori, mi ritrovai dall’oggi al domani su un treno per tornare a casa, da sola, con me avevo solo tanta rabbia e sconforto, e quel piccolo angelo che cresceva dentro di me. Quando arrivai a Piacenza le cose non andarono meglio, perché la situazione in casa era difficilissima, io non lavoravo perché avevo problemi in gravidanza, mia madre aveva perso il lavoro ed era entrata in depressione e il suo problema con l’alcool andò ad aumentare, in più avevo una sorella minorenne che era in un periodo difficile della sua vita. Entrai nello sconforto più totale, incominciai a stare male, mi sentivo terribilmente sola, non avevo nessuno con cui confidarmi, con chi poter piangere. Mi ritrovavo a parlare con la mia pancia, le raccontavo i miei pensieri, le mie paure… a volte mi sentivo una stupida perché non avevo risposta. Nonostante tutta questa situazione decisamente contraria alle mie scelte, non ho mai pensato neanche per un minuto di abortire… volevo quel figlio, più di qualsiasi altra cosa. Amavo già follemente quel puntino che piano piano cresceva in me. Mia mamma venne con me alla prima ecografia. Dentro di me vagavano emozioni indescrivibili… sensazioni che solo una madre può capire e riconoscere. Mia madre incominciò a parlarmi di nuovo, era felice. Ma purtroppo quella felicità non bastò per risollevarla dalla sua depressione. Passarono i mesi, la pancia cresceva e insieme ad essa anche i problemi, le complicazioni… ebbi una brutta minaccia d’aborto, rischiammo la vita io e la mia piccola creatura a causa del forte stress e l‘inizio di una depressione. La gente che conosceva la mia situazione e mi vedeva con il pancione mi chiedeva: ma perché lo tieni? Come farai, sei da sola? Le mie risposte erano sempre le stesse: io amo questa creatura, e chi sono io per decidere se farla vivere o no? Nonostante lui mi avesse abbandonato e fosse sparito nel nulla, ogni volta che andavo dal ginecologo inviavo un messaggio con scritto come stava la bambina sia a lui che alla madre. Ma non ottenni mai una risposta. A ottobre mi dissero che mia figlia doveva nascere un mese prima perché con tutte le complicazioni che avevo avuto durante la gravidanza, non potevo arrivare al termine perché avrei rischiato la vita io e la mia piccola. Così si decise di fare un taglio cesareo il 7 dicembre. Come sempre mandai un messaggio al padre con la speranza che quel giorno fosse presente, al momento della nascita del frutto del nostro amore. Quei due mesi furono i peggiori, mi assalirono pensieri, ansie e domande a cui non riuscivo a dare risposta. Mi chiedevo in continuazione dove potevo aver sbagliato con lui, cosa poteva essere cambiato in così poco tempo… l’unica cosa certa che avevo era mia figlia, l’avrei messa al mondo e sarei andata contro tutti se fosse stato necessario! Arrivò il 7 dicembre, una mattina con un piccolo spiraglio di sole, erano le 7 quando arrivai in ospedale con mia mamma. Ero tranquilla, non ero ancora entrata nell’ottica che da lì a poche ore avrei tenuto fra le braccia quella piccola creatura…. Finalmente sarei diventata mamma a tutti gli effetti! Alle 11,00 mi vennero a prendere per scendere in sala parto, ero tranquilla, forse fin troppo. Appena entrai in sala operatoria realizzai che era arrivato il momento, scoppiai in un pianto quasi isterico… e continuai a farlo finchè non vidi quel viso… in un attimo tutte le paure, le ansie e le mille preoccupazioni che avevo erano sparite.. non m’importava se lui non era presente, se non era lì a condividere la gioia più grande che il Signore ci abbia mai dato… purtroppo non ebbi la fortuna di poterla tenerla in braccio subito perché era molto piccola e aveva freddo e la misero subito nell’incubatrice termica. Ora il mio piccolo angelo ha 6 anni, e si chiama Dafne: è la gioia della mia vita, è una bambina sana e solare. Abbiamo superato momenti difficili assieme, ma siamo ancora qua, sempre unite… io e lei. Perché ho deciso di scrivervi la mia storia? Perché vorrei che arrivasse al cuore di tutte quelle persone che stanno vivendo momenti difficili, che sono davanti ad un bivio, il bivio più importante della loro vita.

Ragazze, non pensate che una gravidanza indesiderata sia una maledizione, anzi è una vera e propria benedizione. Non privatevi di emozioni e sensazioni che si vivono in gravidanza, per paura delle difficoltà o perché il vostro compagno vi ha abbandonato per vigliaccheria. Alle ragazze più giovani dico: non pensate che avere un figlio sia un privarsi della
libertà, che sia un rinunciare alla vostra vita. Sicuramente dovrete rinunciare a qualcosa e avrete una grossa responsabilità, ma pensate che invece di andare a ballare il sabato sera con le amiche, lo farete nella vostra casa con il vostro piccolo scricciolo… credetemi è un emozione indescrivibile. Perché dobbiamo privare un essere umano delle gioie della vita e delle sofferenze? Purtroppo la nostra vita è fatta anche di quelle, chi siamo noi per decidere se è giusto che viva o no? Noi abbiamo la libertà di parola, di decisione sulla nostra vita e perché dobbiamo privare un altro essere umano di tutto questo? Ci sono tante soluzioni migliori dell’aborto… c’è l’affidamento, negli ospedali si può partorire in anonimato e far si che il
bambino possa essere adottato… E allora perché ucciderlo? Perché vogliamo sentirci assassine? Non c’è già abbastanza crudeltà e cattiveria intorno alle nostre vite? Allora urliamo tutte insieme con un'unica voce: no all’aborto e sì alla vita!

Ramona

Adele

Il 4 settembre pioveva a dirotto e il mio umore era molto simile alle condizioni meteo… Avevo ricevuto l’invito a partecipare alla tavola rotonda “Scoprire il gusto della vita” organizzata nel contesto della Festa della Famiglia realizzata a Piacenza dal Forum delle Famiglie per presentare l’esperienza delle Querce di Mamre e avevo finito di leggere i profili degli altri partecipanti: Vincenzo e Miriam Nembrini, due dei dieci figli di Dario e Clementina, operai di una fabbrica di bottoni di Trescore nella bergamasca, chiamati a raccontare i propri genitori e se stessi come loro figli; Beatrice Fazi , attrice della serie televisiva “Un Medico in Famiglia” convertita per l’incontro-scontro con i ragazzi della GMG romana del 2000; Benito e Luisella Guerra imprenditori della Robur, una nota fabbrica bresciana di sistemi per riscaldamento, ma soprattutto “inventori” insieme della “econonometica” nuovo modo di fare impresa nel rispetto delle persone e delle leggi dell’etica… Mi domandavo: che c’entro io? Io non ho fatto nulla. L’esperienza delle Querce è un’esperienza di gruppo. Che potrò mai raccontare? Beh, pensavo, sicuramente è una buona occasione per chiedere aiuto agli uomini e donne di buona volontà per tutti i bisogni delle ragazze che negli anni si sono rivolte a noi. Abbiamo sempre bisogno di tutto perché il Bene costa, ma la Provvidenza esiste ed ha il nome sconosciuto dei tanti che ci aiutano. Ma poi? Che altro? Cos’è questo “gusto della vita” di cui parla il titolo dell’incontro? Mi sono trovata così, proprio per riuscire a “raccontare” Le Querce a fare il punto della nostra esperienza. All’”ombra” delle Querce cinque bimbi sono nati, una è in Cielo. Ognuna delle donne che abbiamo conosciuto portava il suo fardello di dolore, di delusioni, di paura. Alcune ragazze hanno abitato nella Casa di Camposanto Vecchio… Per qualcuna l’incontro dura ancora … Qualcuna ha saputo mettere a frutto l’occasione che la Provvidenza tramite l’Associazione le dava…altre sono state risucchiate in una vita spesso complicata e buia. Adele mi dicevo, cosa hai imparato da questo? Ho imparato che l’aborto nasce dalla solitudine, dall’inganno, dalla paura di molte donne di non “farcela”, dall’immaturità di molti maschi, dagli inganni di una mentalità comune che dice e sbandiera, mentendo, che se abortisci ti “togli un problema” salvo poi lasciare le donne sole con un dolore che sembra non guarire mai.
Ho visto donne che , ingannate, avevano abortito, rinascere, riconciliate con sé stesse e con la loro storia dal Perdono del Padre … Ho imparato che le donne sono coraggiose ma che da sole non ce la possono fare….
Ho imparato che il confine tra l’aiuto positivo nella crescita e l’assistenzialismo è molto sottile e che sottile è anche il confine con il “moralismo”… Ho imparato che il giudizio è sempre in agguato… Ho imparato che a volte è terribile dovere riconoscere il diritto dell’altro alla libertà anche quando vedi con precisione che la strada imboccata è distruttiva… Ma soprattutto ho dovuto ammettere che in questa bellissima esperienza, ho imparato e riconosciuto ogni giorno la mia incapacità di amare. Un bilancio non roseo e “zuccheroso”, ma vivo e vero come viva e vera è la storia delle Querce… Penso al nostro gruppo a come si è allargato a come si è riempito di nuovi aiuti: Ilaria e Anna due psicologhe bravissime .
Penso a come tante hanno risposto alla chiamata ad allargare gli orizzonti : Marina, Silvia, Emilia, Clara …ed altre che si stanno aggiungendo allo “storico” nucleo iniziale. Penso con infinito affetto ad Anna che voleva rimanere solo una “vicina di casa” e si è trovata ad essere in tante circostanze “l’unica vicina” sotto tutti i profili… Penso a Don Pietro. Unico. (A volte per fortuna….)
Va bene, ho pensato, vado per raccontare questa storia che non è mia, ma di tutta la Parrocchia dei Santi Angeli. Porterò le Querce alla Festa e…. al diavolo la pioggia. L’incontro è stato bellissimo. Un vero regalo! La notte dopo non ho dormito per l’emozione delle testimonianze che avevo sentito! Io non lo vedevo, ma tra tutte le esperienze che sono state portate da quelli che dopo la “tavola rotonda”, sono diventati dei nuovi amici, il filo conduttore c’era… Il filo conduttore era una chiamata : Vieni a lavorare nella mia vigna….
Io a volte per la verità cerco di sottrarmi a questa chiamata… come si dice, “marco visita” (il lavoro, la casa, la famiglia, la stanchezza….) Mi sembra di capire però che il Signore mi chiama in questa esperienza per aiutarmi, per farmi comprendere i miei limiti, per farmi scoprire ancora una volta che senza di Lui non posso fare nulla, ma che in Lui stanno le fonti dell’Amicizia e della Felicità. Che il Dono della Misericordia ricevuta da Lui è l’unica possibilità di donare veramente qualcosa all’altro. Insomma per farmi scoprire il “gusto della vita”. Che non è un …amaro di nota marca, ma la gioia di “allargare” la propria vita, facendo spazio all’altro. Che sei TU!
Adele

Anna

Quante sono le parole che si spendono, gli studi, le statistiche che vanno ad argomentare la legittimità o meno dell'aborto, e quanti anche gli slogan, le trattazioni ideologiche, i temi superficiali che da tanti anni ci interrogano, ci fanno discutere, ci costringono a schierarci da una parte o dall'altra o ci lasciano confusi, incapaci di assumere una posizione in merito.
Mi chiedo come tutte queste "argomentazioni" incidano in modo significativo sulla scelta personale di una donna di fronte all'accoglienza o al rifiuto della propria maternità. Credo che ognuna di noi, quando scopre di essere incinta, si trovi più o meno consapevolmente a vivere dentro di sé una lotta terribile, direi cosmica, tra la morte e la vita. Sul miracolo incredibile della scintilla vitale che si accende nel tuo corpo incombe minacciosa la paura della morte: "genero un figlio destinato a soffrire e a morire", "mio figlio sarà normale?", "soffrirà perché malato, senza padre o povero?" o ancora "se nasce lui, io muoio?"; "Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato."
(Ap. 12, 4b). Ogni donna affronta sola questo Drago. La Morte è rumorosa, è nemica dell'umanità, farà di tutto per catturarti, per renderti schiava, ti impedirà di ascoltare e di credere nell'armonia della Vita. Ma quale armonia? Se c'è una musica spesso avvertiamo solo note stonate, impazzite. Ma dentro di noi, come in ogni creatura vivente, brucia il desiderio di ritrovare quel direttore d'orchestra che ti rassicuri: "la tua vita, la tua storia, il tuo dolore, la tua maternità fa parte di una grande sinfonia. Affronta il Drago, la morte è vinta e tu non sei sola". Ogni giorno vediamo incarnarsi in persone concrete questa verità: è possibile ricomporre la propria vita anche se ferita, delusa, tradita.... La vita è un mistero e per questo è meravigliosa. La sinfonia è celestiale perché il direttore d'orchestra non sei tu!
Anna