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Adele

Il 4 settembre pioveva a dirotto e il mio umore era molto simile alle condizioni meteo… Avevo ricevuto l’invito a partecipare alla tavola rotonda “Scoprire il gusto della vita” organizzata nel contesto della Festa della Famiglia realizzata a Piacenza dal Forum delle Famiglie per presentare l’esperienza delle Querce di Mamre e avevo finito di leggere i profili degli altri partecipanti: Vincenzo e Miriam Nembrini, due dei dieci figli di Dario e Clementina, operai di una fabbrica di bottoni di Trescore nella bergamasca, chiamati a raccontare i propri genitori e se stessi come loro figli; Beatrice Fazi , attrice della serie televisiva “Un Medico in Famiglia” convertita per l’incontro-scontro con i ragazzi della GMG romana del 2000; Benito e Luisella Guerra imprenditori della Robur, una nota fabbrica bresciana di sistemi per riscaldamento, ma soprattutto “inventori” insieme della “econonometica” nuovo modo di fare impresa nel rispetto delle persone e delle leggi dell’etica… Mi domandavo: che c’entro io? Io non ho fatto nulla. L’esperienza delle Querce è un’esperienza di gruppo. Che potrò mai raccontare? Beh, pensavo, sicuramente è una buona occasione per chiedere aiuto agli uomini e donne di buona volontà per tutti i bisogni delle ragazze che negli anni si sono rivolte a noi. Abbiamo sempre bisogno di tutto perché il Bene costa, ma la Provvidenza esiste ed ha il nome sconosciuto dei tanti che ci aiutano. Ma poi? Che altro? Cos’è questo “gusto della vita” di cui parla il titolo dell’incontro? Mi sono trovata così, proprio per riuscire a “raccontare” Le Querce a fare il punto della nostra esperienza. All’”ombra” delle Querce cinque bimbi sono nati, una è in Cielo. Ognuna delle donne che abbiamo conosciuto portava il suo fardello di dolore, di delusioni, di paura. Alcune ragazze hanno abitato nella Casa di Camposanto Vecchio… Per qualcuna l’incontro dura ancora … Qualcuna ha saputo mettere a frutto l’occasione che la Provvidenza tramite l’Associazione le dava…altre sono state risucchiate in una vita spesso complicata e buia. Adele mi dicevo, cosa hai imparato da questo? Ho imparato che l’aborto nasce dalla solitudine, dall’inganno, dalla paura di molte donne di non “farcela”, dall’immaturità di molti maschi, dagli inganni di una mentalità comune che dice e sbandiera, mentendo, che se abortisci ti “togli un problema” salvo poi lasciare le donne sole con un dolore che sembra non guarire mai.
Ho visto donne che , ingannate, avevano abortito, rinascere, riconciliate con sé stesse e con la loro storia dal Perdono del Padre … Ho imparato che le donne sono coraggiose ma che da sole non ce la possono fare….
Ho imparato che il confine tra l’aiuto positivo nella crescita e l’assistenzialismo è molto sottile e che sottile è anche il confine con il “moralismo”… Ho imparato che il giudizio è sempre in agguato… Ho imparato che a volte è terribile dovere riconoscere il diritto dell’altro alla libertà anche quando vedi con precisione che la strada imboccata è distruttiva… Ma soprattutto ho dovuto ammettere che in questa bellissima esperienza, ho imparato e riconosciuto ogni giorno la mia incapacità di amare. Un bilancio non roseo e “zuccheroso”, ma vivo e vero come viva e vera è la storia delle Querce… Penso al nostro gruppo a come si è allargato a come si è riempito di nuovi aiuti: Ilaria e Anna due psicologhe bravissime .
Penso a come tante hanno risposto alla chiamata ad allargare gli orizzonti : Marina, Silvia, Emilia, Clara …ed altre che si stanno aggiungendo allo “storico” nucleo iniziale. Penso con infinito affetto ad Anna che voleva rimanere solo una “vicina di casa” e si è trovata ad essere in tante circostanze “l’unica vicina” sotto tutti i profili… Penso a Don Pietro. Unico. (A volte per fortuna….)
Va bene, ho pensato, vado per raccontare questa storia che non è mia, ma di tutta la Parrocchia dei Santi Angeli. Porterò le Querce alla Festa e…. al diavolo la pioggia. L’incontro è stato bellissimo. Un vero regalo! La notte dopo non ho dormito per l’emozione delle testimonianze che avevo sentito! Io non lo vedevo, ma tra tutte le esperienze che sono state portate da quelli che dopo la “tavola rotonda”, sono diventati dei nuovi amici, il filo conduttore c’era… Il filo conduttore era una chiamata : Vieni a lavorare nella mia vigna….
Io a volte per la verità cerco di sottrarmi a questa chiamata… come si dice, “marco visita” (il lavoro, la casa, la famiglia, la stanchezza….) Mi sembra di capire però che il Signore mi chiama in questa esperienza per aiutarmi, per farmi comprendere i miei limiti, per farmi scoprire ancora una volta che senza di Lui non posso fare nulla, ma che in Lui stanno le fonti dell’Amicizia e della Felicità. Che il Dono della Misericordia ricevuta da Lui è l’unica possibilità di donare veramente qualcosa all’altro. Insomma per farmi scoprire il “gusto della vita”. Che non è un …amaro di nota marca, ma la gioia di “allargare” la propria vita, facendo spazio all’altro. Che sei TU!
Adele