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Ramona

Io che scrivo, tu che leggi, stiamo esercitando il diritto di vivere, frutto della libertà... e noi chi siamo per decidere chi ne ha il diritto e chi no?!
Per rispondere a questa a domanda, non voglio fare monologhi ma semplicemente raccontarvi la mia esperienza, penso sia la cosa migliore per poter far riflettere tutte quelle persone che pensano di avere il diritto di decidere per gli altri.
Avevo 20 anni quando conobbi questo ragazzo: fu amore a prima vista per entrambi e iniziammo ad uscire.
Dentro di me cresceva sempre di più la voglia di crearmi una famiglia tutta mia… Forse questo pensiero nasceva dal fatto che non avevo avuto una famiglia particolarmente “normale”. Un giorno parlandone, venne fuori che anche lui aveva lo stesso desiderio, così decidemmo di sposarci e di avere un figlio. Rimasi incinta quasi subito, per noi fu un fulmine a ciel sereno perché sconvolgeva tutti i nostri piani, visto che prima volevamo sposarci e dopo aver un figlio. Ma la cosa non ci spaventò. Voi vi chiederete come mai ci stai raccontando tutto questo se il figlio lo volevate? Semplicemente perchè i problemi iniziarono al terzo mese, quando lui decise di lasciarmi così di punto in bianco senza una motivazione o comunque qualche motivo serio. Quando lui decise di abbandonarmi eravamo in Sicilia a casa dei suoi genitori, mi ritrovai dall’oggi al domani su un treno per tornare a casa, da sola, con me avevo solo tanta rabbia e sconforto, e quel piccolo angelo che cresceva dentro di me. Quando arrivai a Piacenza le cose non andarono meglio, perché la situazione in casa era difficilissima, io non lavoravo perché avevo problemi in gravidanza, mia madre aveva perso il lavoro ed era entrata in depressione e il suo problema con l’alcool andò ad aumentare, in più avevo una sorella minorenne che era in un periodo difficile della sua vita. Entrai nello sconforto più totale, incominciai a stare male, mi sentivo terribilmente sola, non avevo nessuno con cui confidarmi, con chi poter piangere. Mi ritrovavo a parlare con la mia pancia, le raccontavo i miei pensieri, le mie paure… a volte mi sentivo una stupida perché non avevo risposta. Nonostante tutta questa situazione decisamente contraria alle mie scelte, non ho mai pensato neanche per un minuto di abortire… volevo quel figlio, più di qualsiasi altra cosa. Amavo già follemente quel puntino che piano piano cresceva in me. Mia mamma venne con me alla prima ecografia. Dentro di me vagavano emozioni indescrivibili… sensazioni che solo una madre può capire e riconoscere. Mia madre incominciò a parlarmi di nuovo, era felice. Ma purtroppo quella felicità non bastò per risollevarla dalla sua depressione. Passarono i mesi, la pancia cresceva e insieme ad essa anche i problemi, le complicazioni… ebbi una brutta minaccia d’aborto, rischiammo la vita io e la mia piccola creatura a causa del forte stress e l‘inizio di una depressione. La gente che conosceva la mia situazione e mi vedeva con il pancione mi chiedeva: ma perché lo tieni? Come farai, sei da sola? Le mie risposte erano sempre le stesse: io amo questa creatura, e chi sono io per decidere se farla vivere o no? Nonostante lui mi avesse abbandonato e fosse sparito nel nulla, ogni volta che andavo dal ginecologo inviavo un messaggio con scritto come stava la bambina sia a lui che alla madre. Ma non ottenni mai una risposta. A ottobre mi dissero che mia figlia doveva nascere un mese prima perché con tutte le complicazioni che avevo avuto durante la gravidanza, non potevo arrivare al termine perché avrei rischiato la vita io e la mia piccola. Così si decise di fare un taglio cesareo il 7 dicembre. Come sempre mandai un messaggio al padre con la speranza che quel giorno fosse presente, al momento della nascita del frutto del nostro amore. Quei due mesi furono i peggiori, mi assalirono pensieri, ansie e domande a cui non riuscivo a dare risposta. Mi chiedevo in continuazione dove potevo aver sbagliato con lui, cosa poteva essere cambiato in così poco tempo… l’unica cosa certa che avevo era mia figlia, l’avrei messa al mondo e sarei andata contro tutti se fosse stato necessario! Arrivò il 7 dicembre, una mattina con un piccolo spiraglio di sole, erano le 7 quando arrivai in ospedale con mia mamma. Ero tranquilla, non ero ancora entrata nell’ottica che da lì a poche ore avrei tenuto fra le braccia quella piccola creatura…. Finalmente sarei diventata mamma a tutti gli effetti! Alle 11,00 mi vennero a prendere per scendere in sala parto, ero tranquilla, forse fin troppo. Appena entrai in sala operatoria realizzai che era arrivato il momento, scoppiai in un pianto quasi isterico… e continuai a farlo finchè non vidi quel viso… in un attimo tutte le paure, le ansie e le mille preoccupazioni che avevo erano sparite.. non m’importava se lui non era presente, se non era lì a condividere la gioia più grande che il Signore ci abbia mai dato… purtroppo non ebbi la fortuna di poterla tenerla in braccio subito perché era molto piccola e aveva freddo e la misero subito nell’incubatrice termica. Ora il mio piccolo angelo ha 6 anni, e si chiama Dafne: è la gioia della mia vita, è una bambina sana e solare. Abbiamo superato momenti difficili assieme, ma siamo ancora qua, sempre unite… io e lei. Perché ho deciso di scrivervi la mia storia? Perché vorrei che arrivasse al cuore di tutte quelle persone che stanno vivendo momenti difficili, che sono davanti ad un bivio, il bivio più importante della loro vita.

Ragazze, non pensate che una gravidanza indesiderata sia una maledizione, anzi è una vera e propria benedizione. Non privatevi di emozioni e sensazioni che si vivono in gravidanza, per paura delle difficoltà o perché il vostro compagno vi ha abbandonato per vigliaccheria. Alle ragazze più giovani dico: non pensate che avere un figlio sia un privarsi della
libertà, che sia un rinunciare alla vostra vita. Sicuramente dovrete rinunciare a qualcosa e avrete una grossa responsabilità, ma pensate che invece di andare a ballare il sabato sera con le amiche, lo farete nella vostra casa con il vostro piccolo scricciolo… credetemi è un emozione indescrivibile. Perché dobbiamo privare un essere umano delle gioie della vita e delle sofferenze? Purtroppo la nostra vita è fatta anche di quelle, chi siamo noi per decidere se è giusto che viva o no? Noi abbiamo la libertà di parola, di decisione sulla nostra vita e perché dobbiamo privare un altro essere umano di tutto questo? Ci sono tante soluzioni migliori dell’aborto… c’è l’affidamento, negli ospedali si può partorire in anonimato e far si che il
bambino possa essere adottato… E allora perché ucciderlo? Perché vogliamo sentirci assassine? Non c’è già abbastanza crudeltà e cattiveria intorno alle nostre vite? Allora urliamo tutte insieme con un'unica voce: no all’aborto e sì alla vita!

Ramona